pè caso, niente niente, tante vorte...stavi a cercà na parola chiave?

martedì 14 dicembre 2010

La vecchia campesina


Faccio la corsa con il sole,
lo vinco sempre,
riempio di oscurità le mie pupille
prima che si facciano piccole al suo arrivo,
anche in quei mesi
in cui il sentiero fino al mio cielo
è per lui in discesa.

Avrò più fame di lui,
più ansie di lui
il sole lo sa e mi circonda di calore
come nessun altri nel giorno.

Mi accompagna sino a quando
la sete dei miei animali
mi tira sino alle rive del lago.
Loro sono mia compagnia, mio tepore notturno,
mia guardia e, che Dio mi perdoni,
mio sostentamento
quando la terra è pigra e insolente.

Nella via di ritorno alle mie mura di fango,
con l'asinello carico come un condannato,
un obiettivo barbuto segue il mio affanno
mi cede il passo,
lo cede anche alle mie bestie,
alle mie miserie,
alla mia pena.

Mi curvo ancor di più
di quanto questo altipiano
non abbia già fatto in questi anni,
neanche saprei quanti.

Mi inerpico alla salita di casa mia,
in un arco di tempo che
neanche questo saprei dire quanto.

Quassù, dove il fiato è corto
e ti pieghi in avanti perchè ti sembri più lungo
il tempo ha solo tre ore
alba, mezzodia e tramonto.

Forse quel gringo sul fuoristrada,
con l'obiettivo in mano come un'arma,
appartiene a quella parte di mondo
dove la gente ha tante ore
da contare in un giorno,
che anche se me le danno a me
non saprei dire quante.

So contare solo quante volte
qualcuno mi ha ha fatto
attraversare la strada:
oggi, al tramonto.