pè caso, niente niente, tante vorte...stavi a cercà na parola chiave?

sabato 26 giugno 2010

Eccoti Salar.


In lontananza si sente il profumo di paesaggi che tanto l’esistenza di Dio, quanto la sua follia creatrice. Anzi alle volte penso che questo Dio Clown si sia proprio messo d’impegno a collocare certe meraviglie all’occhio umano, in luoghi dove il piede umano difficilmente vi approda. Forse per difendere queste sue perle, come aquila che costruisce il suo nido cime inaccessibili. Oppure perché l’interdizione della meta, la difficoltà nel raggiungerla, rende ancora più’ gustosa al sua presa. E così, quando vedi a tua meta, tu no vedi solo un luogo, ma anche il colore dell’attesa, l’odore della fatica, il suono dell’incredulità’. E vi assicuro che e’ una cosa sentita, sincera,m non come quando spendi 50 euro per un concerto che non ti e’ piaciuto, ma agli amici devi dire che e’ stato fantastico in omaggio piuttosto ai 50 euro spesi.
Eccoti mio caro Salar de Uyuni, ti ho preso, o meglio, tu hai preso me. Una distesa bianca salata, fondale oceanico milioni di anni or sono, che oggi da’ lavoro a molta gente tra turismo e sale. Dovunque ti giri occorrono 4 mani, due per fotografare, due per imprimere le emozioni sul taccuino.