pè caso, niente niente, tante vorte...stavi a cercà na parola chiave?

domenica 20 giugno 2010

Italia - Nuova Zelanda.


Quando sei all’estero tutto ciò che è Italia si amplifica. E così abbiamo seguito l’inno di Mameli in piedi, con la mano sul petto e gridandolo forte. Se ero in Italia, me ne stavo davanti a una pinta di birra e magari ce scappava pure er rutto. Siamo così, noi italiani, non c’è nulla da fare.

Vediamo la partita in questa casa che si vede in foto. Leocario, l’amministratore dell’ospedale, ha messo sul tetto un’antenna stranissima (con un coperchio di pentola alla punta estrema!) con cui si riesce a prendere la televisione venezuelana.

Delusione totale, anche la delusione si amplifica quando sei lontano da casa. La sentiamo troppo sta cosa della nazionale noi italiani espatriati. A’ Lippi, damme retta, la prossima volta al posto di Gilardino metti un’emigrante di Dusseldorf a cui manca la braciola della domenica, e vedi che cazzo te combina là davanti.

Affondo la mia tristezza futbolistica in un corso di Aymara. Ormai ho fatto il proposito, voglio imparare la lingua degli Aymara. Dopo aver appreso le lingue dei conquistatori, è ora che inizi a imparare le lingue dei popoli che hanno sempre preso pedate nel fondo schiena. Dicono che sia difficile, allora è proprio che ci devo provare!

Nel pomeriggio finalmente andiamo a Carabuco, dove prendo possesso di quella che per alcuni mesi sarà la mia stanza. C’è tutto, ma manca una cosa tremendamente importante: uno scrittoio!!!!!!

Cena italiana, un piatto di pasta asciutta. Vado a letto alle dieci. Giorgio e Domenico mi passerano a prendere domattina alle 5 per andare a La Paz. A La Paz se non entri la mattina presto, con tutti i mercatini e i blocchi per le proteste degli indigeni, arrivi a mezzogiorno in centro. E poi e’ la prima alba del nuovo anno Aymara: la tradizione secolare vuole che la gente salga sui punti piu’ alti e volga volto e palmo delle mani verso il cielo, perche’ il Dio Sole dia loro l’energia per tutto l’anno.